E SE FAUST AVESSE INVENTATO LA BOMBA ATOMICA?
Allora vengono a chiedere che idea io abbia cercato di rappresentare nel mio Faust. Come se io stesso lo sapessi e fossi in grado di esprimerlo. Goethe
Questo progetto, che conta già dell'appoggio della Casa di Goethe in Roma e del Movimento Pugwash (Pugwash Conferences on Science and World Affairs) e ideato da Klesidrateatro e Riccardo Antonini, nasce dalla volontà di mettere in scena l'eterno problema della scelta di coscienza dello scienziato e prende come paradigma la storia dell'invenzione della bomba atomica narrandola attraverso il Faust di Goethe. L'archetipo di Faust s'incarna nella drammatica storia del fisico, ebreo polacco, che aveva, fra i primi, all'inizio del '39, iniziato a concepire la possibilità di una reazione a catena durante il processo di fissione nucleare , scoperto da Lise Meitner e Otto Frish solo qualche tempo prima: Joseph Rotblat. All'inizio egli cercò di scacciare dalla sua mente l'dea, che subito considerò mostruosa, di utilizzare la reazione a catena per scopi di distruzione, tuttavia, più tardi, sempre nel '39, dopo l'invasione della Polonia, suo paese natale, si convinse a dare inizio, in Inghilterra, dove si era rifugiato, ad un suo progetto in tal senso per la paura che Hitler potesse arrivare per primo ad avere un ordigno nucleare. Quando l'Inghilterra convinse gli Stati Uniti a dar corso ad un progetto operativo, il cosiddetto progetto Manhattan, Rotblat accettò di parteciparvi. Ma l'Intelligence Alleata già nel '44 aveva le prove certe che Hitler non possedeva alcuna bomba atomica né era in grado di costruirne, Rotblat, venuto a conoscenza di questo fondamentale fatto decise, per questo, di lasciare subito il progetto Manhattan. A quella data non esisteva ancora nessuna bomba atomica da nessuna parte del mondo. La decisione di Rotblat, che oggi vive a Londra e che abbiamo intervistato per raccogliere materiale per il nostro progetto, ebbe un'enorme peso sulla sua stessa vita sia sul piano professionale che personale. Da quel giorno decise solennemente di essere esclusivamente uno scienziato 'umanitario' e di usare la sua scienza solo per creare cose utili e buone per l'umanità. Anche Faust, nella Seconda Parte, dopo aver finalmente rifiutato la proposta di Mefistofele, muore mentre è impegnato nella sua impresa di ridare salubrità alla "palude". Anche qui non può sfuggire la profondità della metafora per la quale, dopo aver invano cercato la felicità nella sterile ricerca della conoscenza assoluta, Faust trova la possibilità della felicità, agendo per un concreto aiuto nei confronti dell'umanità sofferente (la bonifica della palude). Ed è proprio in virtù di questa sua possibilità di felicità, che, appunto non è sterilmente ricercata sul piano personale ma per l'umanità tutta, che Faust si può salvare. Durante le nostre interviste Rotblat ci ha detto che, dopo la sua decisione, comprese che è vitale per l'uomo pensante e quindi influente, ammettere di avere sbagliato. Avere quindi il coraggio di tornare sui propri passi. Se si fosse più spesso avuto questo coraggio nella storia, molte immani catastrofi sarebbero state risparmiate all'umanità intera. Come Faust voleva bonificare la palude, Rotblat, Premio Nobel per la Pace 1995 , ha speso tutta la sua vita a cercare di "disinventare" la bomba alla guida del movimento Pugwash . (Pugwash Conferences on Science and World Affairs) .
O, potessi ora qui, dal mio sentiero, espellere la Magia, disimparare gli scongiuri tutti! (Goethe, Faust, Atto V, "Mezzanotte")
Esiste un ampio dibattito circa la effettiva possibilità di disinventare qualche cosa ed in particolare gli armamenti nucleari. Qui però noi non vogliamo entrare nel merito della questione su di un piano razionale ma, piuttosto, fornire, attraverso il mito di Faust, perché di mito si tratta, una esperienza, in qualche modo archetipica, che ci permetta di elaborare, al nostro singolo livello personale ed umano, il dramma collettivo della presa di coscienza da parte dell'umanità dell'esistenza di armamenti, nucleari e non solo, e della reale e concreta possibilità di una loro finale e totale eliminazione .
La storia del movimento Pugwash La storia del movimento Pugwash ha cominciato con un manifesto ha pubblicato a Londra, nel mese di luglio del 1955. È stata disegnata dal filosofo britannico Bertrand Russell ed è stata firmata da Albert Einstein in uno di ultimi atti della sua vita; la ha firmata appena prima che è morto nel mese di aprile del 1955. Quindi è stato firmato altri da nove scienziati, quasi tutti i laureates Nobel, da dappertutto, ma ha ha cominciato conosciuto generalmente come il manifesto di Russell-Einstein. È un appello potente agli scienziati, ai governi ed al grande pubblico per prendere la consapevolezza della situazione pericolosa che è risultato dallo sviluppo delle armi nucleari e per fare uno sforzo impedire una catastrofe. Molti scienziati universalmente hanno fatto parte da allora del movimento del pugwashthen. www.pugwash.org
Se la forza è con noi, anche il diritto abbiamo. (Goethe, Faust, Atto V,"Palazzo")
Manifesto Russell-Einstein
Pubblicato a Londra, il 9 luglio 1955
Manifesto Russel-Einstein
N ella tragica situazione che affronta l'umanità, noi riteniamo che gli scienziati dovrebbero riunirsi in un congresso per valutare i pericoli che sono sorti come conseguenza dello sviluppo delle armi di distruzione di massa e per discutere una risoluzione nello spirito della seguente bozza di documento. Non stiamo parlando, in questa occasione, come membri di questa o quella nazione o continente o fede religiosa, ma come esseri umani, membri della specie umana, la cui sopravvivenza è ora messa a rischio. Il mondo è pieno di conflitti, tra cui, tralasciando i minori, spicca la titanica lotta tra Comunismo e Anti-comunismo. Quasi chiunque abbia una coscienza politica nutre forti convinzioni a proposito di una di queste posizioni; noi vogliamo che voi, se è possibile, mettiate da parte queste convinzioni e consideriate voi stessi solo come membri di una specie biologica che ha avuto una ragguardevole storia e di cui nessuno di noi desidera la scomparsa. Cercheremo di non dire una sola parola che possa piacere più ad un gruppo piuttosto che all'altro. Tutti, in eguale misura, sono in pericolo e se il pericolo è compreso, c'è speranza che lo si possa collettivamente evitare. Dobbiamo cominciare a pensare in una nuova maniera. Dobbiamo imparare a chiederci non che mosse intraprendere per offrire la vittoria militare al proprio gruppo preferito , perché non ci saranno poi ulteriori mosse di questo tipo; la domanda che dobbiamo farci è: che passi fare per prevenire uno scontro militare il cui risultato sarà inevitabilmente disastroso per entrambe le parti? Un vasto pubblico e perfino molti personaggi autorevoli non hanno ancora capito che potrebbero restare coinvolti in una guerra di bombe nucleari. La gente ancora pensa in termini di cancellazione di città. Si è capito che le nuove bombe sono più potenti delle vecchie e che, mentre una bomba –A potrebbe cancellare Hiroshima, una bomba-H potrebbe distruggere le più grandi città, come Londra, New York o Mosca. Non c'è dubbio che, in una guerra con bombe-H, grandi città potrebbero finire rase al suolo. Ma questo è uno dei disastri minori che saremmo chiamati a fronteggiare. Se tutti, a Londra, New York e Mosca venissero sterminati, il mondo potrebbe, nel corso di pochi secoli, riprendersi dal colpo. Ma ora noi sappiamo, specialmente dopo i test alle isole Bikini, che le bombe nucleari possono gradualmente spargere distruzione su di una area ben più vasta di quanto si pensasse.
Si è proclamato con una certa autorevolezza che ora si può costruire una bomba 2.500 volte più potente di quella che ha distrutto Hiroshima. Una tale bomba, se esplodesse vicino al suolo terrestre o sott'acqua, emetterebbe particelle radioattive nell'atmosfera. Queste ricadono giù gradualmente e raggiungono la superficie terrestre sotto forma di polvere o pioggia mortifera. E' stata questa polvere che ha contaminato i pescatori giapponesi e i loro pesci. Nessuno sa quanto queste particelle radioattive possano diffondersi nello spazio, ma autorevoli esperti sono unanimi nel dire che una guerra con bombe-H potrebbe eventualmente porre fine alla razza umana. Si teme che, se molte bombe-H fossero lanciate, potrebbe verificarsi uno sterminio universale, rapido solo per una minoranza, ma per la maggioranza una lenta tortura di malattie e disgregazione. Molti avvertimenti sono stati lanciati da eminenti scienziati e da autorità in strategie militari. Nessuno di loro dirà che sono sicuri dei peggiori risultati. Quello che diranno sarà che questi risultati sono possibili, e nessuno può essere certo che non si realizzeranno. Non abbiamo ancora capito se i punti di vista degli esperti su questa questione dipendano in qualche grado dalle loro opinioni politiche o pregiudizi. Dipendono solo, per quanto ci hanno rivelato le nostre ricerche, da quanto è vasta la conoscenza particolare dell'esperto. Abbiamo scoperto che gli uomini che conoscono di più sono i più tristi. Questa è allora la domanda che vi facciamo, rigida, terrificante, inevitabile: metteremo fine alla razza umana, o l'umanità rinuncerà alla guerra? La gente non affronterà l'alternativa perché è così difficile abolire la guerra. L'abolizione della guerra richiederà disastrose limitazioni alla sovranità nazionale. Ma probabilmente la cosa che impedirà maggiormente di comprendere la situazione sarà il fatto che il termine “umanità” suona vago e astratto. La gente a malapena si rende conto che il pericolo è per loro stessi, i loro figli e i loro nipoti, e non per una vagamente spaventata umanità. Possono a malapena afferrare l'idea che loro, individualmente, e coloro che essi amano sono in pericolo imminente di perire con una lenta agonia. E così sperano che forse la guerra con la corsa a procurarsi armi sempre più moderne venga proibita. Questa speranza è illusoria. Qualsiasi accordo sia stato raggiunto in tempo di pace per non usare le bombe-H, non sarà più considerato vincolante in tempo di guerra, ed entrambi i contendenti cercheranno di fabbricare bombe-H non appena la scoppia guerra, perché se una fazione fabbrica le bombe e l'altra no, la fazione che l'avrà fabbricate sarà inevitabilmente quella vittoriosa. Sebbene un accordo a rinunciare alle armi atomiche come parte di una generale riduzione degli armamenti non costituirebbe una soluzione definitiva, potrebbe servire a degli scopi importanti. Primo, ogni accordo tra Est e Ovest va bene finchè serve ad allentare la tensione. Secondo, l'abolizione delle armi termo-nucleari, se ogni parte credesse all'onestà dell'altra, potrebbe far scendere la paura di un attacco proditorio stile Pearl Harbour che ora costringe tutte e due le parti in uno stato di continua apprensione. Noi dovremmo, quindi, accogliere con piacere un tale accordo sebbene solo come un primo passo. Molti di noi non sono neutrali, ma, come esseri umani, ci dobbiamo ricordare che, se la questione tra Est ed Ovest deve essere decisa in qualche maniera che possa soddisfare qualcuno, Comunista o Anti-comunista, Asiatico o Europeo o Americano, bianco o nero, questa questione non deve essere decisa dalla guerra. Noi desidereremmo che ciò fosse compreso sia all'Est che all'Ovest. Ci attende, se sapremo scegliere, un continuo progresso di felicità, conoscenza e saggezza. Dovremmo invece scegliere la morte, perché non riusciamo a rinunciare alle nostre liti? Facciamo un appello come esseri umani ad altri esseri umani: ricordate la vostra umanità e dimenticatevi del resto. Se riuscirete a farlo si aprirà la strada verso un nuovo Paradiso; se non ci riuscirete, si spalancherà dinanzi a voi il rischio di un'estinzione totale.
Risoluzione: N oi invitiamo il Congresso, e con esso gli scienziati di tutto il mondo e la gente comune, a sottoscrivere la seguente risoluzione: “In considerazione del fatto che in una qualsiasi guerra futura saranno certamente usate armi nucleari e che queste armi minacciano la continuazione dell'esistenza umana, noi invitiamo i governi del mondo a rendersi conto, e a dichiararlo pubblicamente, che il loro scopo non può essere ottenuto con una guerra mondiale, e li invitiamo di conseguenza a trovare i mezzi pacifici per la soluzione di tutti i loro motivi di contesa.
Max Born Perry W. Bridgman Albert Einstein Leopold Infeld Frederic Joliot-Curie Herman J. Muller Linus Pauling Cecil F. Powell Joseph Rotblat Bertrand Russell Hideki Yukawa |