LUCILLA MININNO

ANNA- (al pubblico) Una casa. Due camere da letto: una mia e di mia sorella; l’ altra dei miei. Una cucina, una sala da pranzo, un salotto. Un bagno. Abitavamo in un palazzo di 7 piani.
Noi stavamo al settimo.
Dalle finestre di casa mia si vedeva gran parte della città. La mattina quando mi alzavo, la prima cosa che facevo era affacciarmi. La luce era grigiastra e c’ era un silenzio... un silenzio... Si sentiva un clacson ogni tanto e basta. Era emozionante! Almeno a me mi emozionava!.. Mia sorella si arrabbiava sempre. Diceva che ero cretina, che faceva freddo e che le andava via la voce... Lei aveva lezione in accademia la mattina... Era brava a cantare e suonava il piano in una maniera divina... Insomma se io aprivo le finestre entrava il freddo e le andava via la voce. Ma io non resistevo. Allora prendevo la coperta dal mio letto e gliela tiravo addosso “Così stai più calda!”... E lei attaccava ad urlare. E più urlava, più perdeva la voce e le prendevano gli attacchi suoi isterici!... Troppo forte! Io glielo dicevo: “Dovresti fare la comica!”. Ma lei non mi ascoltava neanche! Aveva sempre in mente la sua arte e per lei il resto era merda! Sempre con quegli spartiti sotto le braccia e il miele nella borsa... Il giorno che mi ha beccata che fumavo è stato terribile. Non poteva crederci! La gola, il fumo, la voce, il tumore. Mi ha assillato per giorni. Alla fine ho preso una sigaretta e gliel’ ho ficcata in bocca. Era una sigaretta forte, la più forte sul mercato. Allora si è incazzata veramente!
Ha detto tutto a mio padre e lui non mi ha rivolto la parola per settimane! Io volevo prendere mia sorella e metterla in una stanza piena di fumo... però l’ ho trovata che piangeva mentre si schiariva la voce e tossiva... Bè ho pensato che ero stata veramente stronza... In fondo io l’ arte non l’ ho mai capita però a lei faceva bene, la faceva sentire viva... Comunque le ho detto che non si impicciasse più degli affari miei! E ho continuato a fumare... tanto a me la voce non serve più di tanto! Gli unici momenti in cui la uso veramente sono quando vado in qualche parco la notte insieme a Giggio e urliamo come matti.
E’ una cosa bella. Ci divertiamo molto! Praticamente aspettiamo la notte fonda e poi quando c’è silenzio, tanto silenzio incominciamo ad urlare sperando che il cielo si spacchi. Vogliamo vedere cosa cazzo c’è dietro quelle nuvole! Vogliamo vedere cosa c’è dietro mentre tutta l’ acqua delle nuvole ci cade sopra... Vogliamo vedere i miei che si baciano... o beccare gli angeli quando loro non se lo aspettano e stanno facendo qualcosa di strano! Vogliamo che le stelle ci cadano addosso per vedere se sono calde come il sole e se hanno le cinque punte come diceva la mia insegnante di disegno... ma niente: non ci riusciamo mai.